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26 Febbraio 2019

Per Glasgow è un bis, tre volte a Birmingham: nel 2007 il decollo di Howe, la volata dell’indimenticabile Caliandro e il peso della Legnante, nel 2018 il bronzo mondiale della Trost

 

di Giorgio Cimbrico

Quando Andrew Howe atterrò a 8,30 nel lungo e conquistò a Birmingham il titolo europeo 2007 con un margine profondo come un fossato sul resto della concorrenza, i dotati di ferree e appassionate memorie notarono che quell’8,30 di fine inverno aveva un precedente molto illustre, con forti connotati di storicità: era la misura che il 15 marzo 1968, a Detroit, aveva spedito Bob Beamon nella lista dei favoriti per Mexico City.

In una non rara congiunzione astrale per l’uno e per l’altro l’8,30 rappresentò il primo caposaldo per la miglior annata di carriera: Bob interpretò il primo volo umano (Leonardo si sarebbe compiaciuto dell’impresa offerta nei Giochi in altura) atterrando a 29 piedi molto abbondanti (8,90 per lui era incomprensibile); a Osaka Andrew, dopo esser balzato a 8,47 e aver dato sfogo a un entusiasmo senza confini, portò sul capo la corona di campione mondiale per una breve parentesi temporale prima che il panamense Irving Saladino saldasse il conto, dieci centimetri più lontano. Furono quei quattro pollici a privare Andrew della triplice corona: campione europeo in carica, sia all’aperto – a Goteborg 2006- che indoor, avrebbe esteso i suoi domini al mondo intero. Quell’asse di battuta centrato millimetricamente dall’elastico centroamericano smantellò quell’immagine, cancellò quella possibilità…

Dodici anni fa, dodici anni prima di questo ritorno a Glasgow della rassegna continentale dopo il 1990, Birmingham coincise con una delle edizioni più liete e fruttuose per l’atletica azzurra: sufficiente dare un’occhiata al medagliere finale, con l’Italia al secondo posto, dietro soltanto alla Gran Bretagna padrona di casa. Una delle immagini più coinvolgenti e tristi è legata alla furibonda, tumultuosa volata dopo che i 3000 avevano vissuto, per i primi giri, in una guerra non guerreggiata. Cosimo Caliandro aveva quell’arma, sapeva stringerla in pugno con modalità efficaci, severe per gli avversari. Quel giorno, vennero lasciati a quattro decimi il francese Bouabdellah Tahri e lo spagnolo Jesus Espana, vale a dire uno dei più grandi interpreti europei delle siepi e uno dei pochi continentali ad aver avvicinato la barriera dura dei 13 minuti. Cosimo, pugliese di Francavilla Fontana, campione europeo juniores nel 2001, sarebbe scomparso poco dopo aver raggiunto i 29 anni in un incidente stradale.

Il terzo titolo venne da Assunta Legnante, che aveva già assaggiato il podio europeo (terza) cinque anni prima a Vienna. Questa volta la partenopea si espresse vicina ai suoi massimi nel peso e con 18,92 lasciò le due russe e a due e a quattro palmi. Campano anche l’unico argento della spedizione: Antonietta Di Martino tenne botta con Tia Hellebaut sino a 1,96. Poi l’occhialuta belga, destinata all’oro olimpico di Pechino, prese il volo per fornire, con 2,05, il vertice dei campionati. Il raccolto venne completato dai bronzi del lungo veneto Maurizio Bobbato, bravo a destreggiarsi in un 800 equilibrato e della altoatesina Silvia Weissteiner (3000), non lontana dalla polacca Lidia Chojeka e vicinissima alla spagnola Marta Dominguez.

Nell’Arena della capitale delle Midlands, assediata l’anno scorso da un gelo polare, l’ultimo largo sorriso di Alessia Trost: quell’1,93, nell’alto dominato da Mariya Lasitskene, diede alla friulana il terzo posto e all’Italia la chance di fare capolino nel medagliere dei Mondiali al coperto, rimasto vuoto, invece, per gli azzurri nell’edizione iridata di Birmingham del 2003.

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