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03 Marzo 2019

Il quartetto italiano (Raphaela Lukudo, Ayomide Folorunso, Chiara Bazzoni, Marta Milani) è terzo nella staffetta del miglio. Vicenzino è sesta nel lungo (6,58), Forte costretto al ritiro da un infortunio (ottavo)

 

di Marco Sicari

La seconda medaglia per l’Italia agli Euroindoor di Glasgow arriva dall’ultima gara in programma, e la regala la staffetta 4×400 donne, di bronzo al termine di una prova maiuscola per coraggio e caparbietà. Salgono sul podio, citate in ordine di appariazione sulla pista, Raphaela Lukudo, Ayomide Folorunso, Chiara Bazzoni e Marta Milani, terze in 3:31.90, alle spalle di Polonia (3:28.77) e Gran Bretagna (3:29.55), ma davanti alla Francia (3:32.12), la cui rimonta si è fermata a 22 centesimi dalle ragazze fasciate d’azzurro, poi Belgio e Svizzera. Dopo un buon avvio di una Lukudo lucida ma inevitabilmente stanca (alla quarta prova sul doppio giro in tre giorni), è arrivata la spinta decisiva di Ayomide Folorunso, ferita dalla caduta nella semifinale individuale, ma vogliosa di riscossa. E’ lei a portare le azzurre in terza posizione, lanciando una Chiara Bazzoni apparsa efficace come nei momenti più belli della sua carriera d staffettista. Infine, Marta Milani, che ha difeso con le unghie e con i denti il bronzo azzurro. L’Italia torna sul podio della staffetta donne 17 anni dopo l’ultima volta, quando Daniela Reina, Patrizia Spuri, Carla Barbarino e Danielle Perpoli furono terze a Vienna, nell’edizione del 2002. 

Tania Vicenzino si piazza al sesto posto nella finale del salto in lungo, con una miglior misura di 6,58, ottenuta nella quinta delle sei prove a disposizione. Oro alla serba Ivana Spanovic, che fa tripletta di titoli europei al coperto della specialità (non scende dal primo gradino del podio dall’edizione di Praga 2015), argento alla bielorussa Nastassia Mironchyk-Ivanova, 6,93, bronzo all’ucraina Maryna Bekh-Romanchuk, 6,84. Simone Forte è ottavo nel triplo, costretto al ritiro dopo tre turni di salti da una distorsione alla caviglia; per lui un solo salto valido, il primo, peraltro parzialmente incompleto (15,54). Oro della prova al 21enne azero Nazim Babyev (17,29, in passato campione europeo Juniores e Under 23), davanti al portoghese Nelson Evora (17,11) e al tedesco Max Hess (17,10). Sesto posto per la staffetta 4×400 maschile (Giuseppe Leonardi, Michele Tricca, Brayan Lopez, Vladimir Aceti), in 3:09.48: poco da fare per il quartetto azzurro, in un contesto dominato dalla sfida tra Belgio (oro in 3:06.27) e Spagna (3:06.32, primato nazionale). Bronzo alla Francia (3:07.71).

LE ALTRE FINALI: MUIR “DOPPIA-DOPPIA”, INGEBRITSEN BATTUTO, LASITSKENE 2,01
Emozioni a ripetizione nelle altre finali della serata conclusiva degli Euroindoor. Sorpresa nei 60hs maschili: l’oro va al cipriota MIlan Trajkovic, che beffa il favorito numero uno, il francese Pascal Martinot-Lagarde, per un solo centesimo di secondo (7.60 contro 7.61). Bronzo ancora francese, con Aurel Manga (7.63); fuori dal podio l’argento olimpico delle barriere alte, lo spagnolo Orlando Ortega (7.64). Tra le donne, nella stessa gara, l’oro lo conquista l’olandese Nadine Visser, il cui 7,87 vale la miglior prestazione europea dell’anno; battuta nettamente la tedesca Cynthia Roleder, l’oro di Belgrado 2017, seconda con 7.97; bronzo alla bielorussa Herman (8.00). Oro degli 800 metri uomini allo spagnolo Alvaro de Arriba (bronzo due anni fa nell’edizione di Belgrado), in 1:46.83, seguito dal britannico Jamie Webb (argento in 1:47.13) e dall’irlandese Mark English (1:47.39); fuori dal podio, sesto, il bosniaco Amel Tuka, uno dei contendenti di maggior calibro al via. Rivincita dei padroni di casa nella prova al femminile: oro alla britannica Shelayna Oskan Clarke, abile a regolare le avversarie nel giro conclusivo (2:02.58 il suo tempo finale), precedendo la francese Renelle Lamotte (2:03.00) e l’ucraina Olha Lyakhova (2:03.24). Oro dell’Eptathlon allo spagnolo Jorge Urena, i cui 6218 punti (6.96 nei 60 metri, 7,39 nel lungo, 14,68 nel peso, 2,07 nell’alto, 7,70 nei 60hs, 5,00 nell’asta, 2:44.27 nei 1000 metri) sono anche il limite mondiale dell’anno; podio completato da Duckworth (Gran Bretagna, 6156), e Shkurenyov (Russia, 6145).

Sorpresa nell’asta donne: la russa Anzhelika Sidorova vince con 4,85, ma ciò che fa più sensazione è l’uscita dal podio della greca Ekaterina Stefanidi, campionessa olimpica, mondiale ed europea (outdoor ed indoor) in carica, quarta con 4,65. Argento alla britannica Bradshaw (4,75) e bronzo all’altra greca Kiriakopoulou (4,65, premiata per minor numero di errori). Ancora una sorpresa, questa volta dalla pista: il progetto di bis 1500-3000 di Jakob Ingebritsen si infrange sulle spalle di una vecchia volpe del miglio metrico, il polacco Marcin Lewandoski. Sfidato sul suo terreno – la prova tattica – dal giovane norvegese, Lewandoski lo trapassa con il consueto ultimo giro irresistibile, chiudendo in 3:42.85 (3:43.23 per Ingebritsen); cogliendo, come già la Spanovic, il terzo successo europeo indoor in fila. Molto più saggia Laura Muir, a cui riesce la doppietta mancata a Ingebritsen grazie ad una condotta di corsa più consona alle sue qualità: volata lunga di 500 metri, e tutte battute (4:05.92, argento alla polacca Ennaoui, 4:09.30, bronzo all’irlandese Mageean, 4:09.43). E’ lei la donna dei campionati: la doppietta di Glasgow fa in fatti coppia con quella già ottenuta a Belgardo, due anni fa: un double-double che fa storia nella manifestazione. In chiusura, Mariya Lasitskene disegna una parabola perfetta nell’alto, superando quota 2,01, necessaria per avere ragione dell’ucraina Yulya Levchenko (1,99), con Airine Palsyte al bronzo (1,97, la stessa misura superata dall’altra ucraina Tabashnyk, quarta).

L’EUROPEO IN NUMERI E PAROLE, LA TORRE: “ITALIA DA SETTE PIU'”
L’Italia chiude l’Europeo indoor di Glasgow con l’ottavo posto nel medagliere e l’undicesimo nella classifica a punti. Sette i finalisti, uno in meno rispetto a Belgrado 2017, ma per 29,5 punti complessivi, contro i 25 conquistati due anni fa. Bilancio numerico sostanzialmente in pareggio quindi, ma notevolemte in attività alla luce dello straordinario successo ottenuto da Gianmarco Tamberi, il cui ritorno è con ogni probabilità una notizia tra le più belle per tutto lo sport italiano, a poco più di 16 mesi dall’appuntamento con i Giochi Olimpici di Tokyo. “All’Italia vista qui darei un sette più – il commento a fine manifestazione del DT Antonio La Torre – che è ovviamente la media tra le cose da dieci, come Gimbo Tamberi e le ragazze della staffetta 4×400, ed altre meno liete, e che sono sotto gli occhi di tutti. Quello che davvero mi interessa è continuare a lavorare con il clima di squadra che si è consolidato in queste settimane, consapevoli del fatto che lo scenario internazionale non ammette un approccio che non sia di totale dedizione. Abbiamo davanti la strada verso Doha, e prima ancora passaggi chiave come il Mondiale di staffette di Yokhohama, per poi puntare ai Giochi. Il contesto è durissimo, dobbiamo tutti esserne consapevoli e continuare ad andare avanti, senza tentennamenti”. La rassegna è stat dominata dalla Gran Bretagna, vincitrice di ben 12 medaglie, anche se il medagliere, per la consueta modalità di calcolo, vede primeggiare la Polonia, vincitrice di 5 medaglie d’oro (sulle sette toali, contro le 4 britanniche). Emergono prepotenti la Norvegia degli Ingebritsen e di Karsten Warholm, la Grecia e l’Ucraina, capci di conquistare rispettivamente cinque e quattro podi. Lo strapotere britannico emerge dalla classifica a punti, dove la Polonia, seconda, è distanziata di 50 lunghezze (122,5 contro 72).

LE GARE DEGLI AZZURRI NELLA SERATA CONCLUSIVA

Triplo uomini – Finale
La finale di Simone Forte non è fortunata. Il primo tentativo, con buona rincorsa e buona pedana, fallisce parzialmente a causa di appoggio che cede in atterraggio dal primo balzo (15,54 la misura registrata), il secondo è un nullo di pedana piuttosto netto. Al comando passa l’azero Nazim Babayev, 21 anni appena, un oro europeo Juniores ed uno Under nel palmarès, con il primato personale portato a 16,97. Il podio momentaneo è a 16,72. Al terzo tentativo, il romano si infortuna al piede sinistro: è ancora un nullo di pedana a condizionarlo, ma nell’atterrare, l’appoggio cede malamente, la caviglia fa altrettanto, costringendolo al ritiro. Nelson Evora cresce fino a 17,11, ma Babaev, in giornata di grazia, risponde, atterrando a 17,29, primato personale. Il tedesco Max Hess è il terzo a superare i 17 metri, con il 17,10 della quinta prova. Nulla cambierà più fino alla fine. Per Forte, resta la soddisfazione della finale europea conquistata, un piccolo traguardo intermedio nel percorso dell’atletica internazionale.

Lungo donne – Finale
L’obiettivo della vigilia di Tania Vicenzino era un piazzamento onorevole nella finale del lungo, ed è stato colto grazie ad una gara a tutta grinta, come da marchio di fabbrica di questa friulana che non si arrende mai. Per lei arriva il sesto posto, con una miglior misura di 6,58, dieci centimetri meno del personale firmato ieri in qualificazione, ma due soli in meno rispetto al precedente, a testimoniare l’effettiva crescita prestativa dell’azzurra. L’oro va alla favorita, la bicampionessa (ora tri-campionessa: Praga 2015, Belgrado 2017, Glasgow 2019) della specialità, la serba Ivana Spanovic, che egugaglia nella circostanza anche il limite mondiale stagionale con 6,99. Nella lista iridata 2019, la Spanovic affianca il nome della delusa di giornata, la tedesca Malaika Mihambo, quarta con 6,83, e fuori dalle medaglie per un solo centimetro. Gara ricca di colpi di scena, con il piede a fondo sull’acceleratore fin dal via: la bielorussa Nastassia Mironchyk-Ivanova sorprende tutti in apertura, arrivando a 6,93 (primato personale, aveva 6,84 in sala ma anche 7,08 all’aperto), tre centimetri oltre il 6,90 della favoritissima, Ivana Spanovic. Tania Vicenzino esordisce con un discreto 6,42, per il quarto posto parziale. Nel secondo giro non accade nulla di rilevante (Vicenzino mette a referto un salto errato a 6,01), con ben sei nulli tra tutte le finaliste. Tre avversarie superano l’azzurra nel terzo turno, facendola scivolare al settimo posto a metà competizione (il quarto salto, è misurato a 6,40). L’inversione dell’ordine di chiamata porta la Vicenzino immediatamente in pedana per il quarto giro: il responso dei giudici è 6,41, ovvero il terzo salto a cavallo dei 6,40 nella serie (6,42; 6,40; 6,41). L’ucraina Bekh-Romanchuk, nel frattempo, mette a segno un notevole 6,84 e si accomoda sul terzo gradino del podio. Quinto turno: la romena Iusco supera (6,49) la Vicenzino, ma la friulana reagisce immediatamente: ecco la leonessa italiana, che firma un buon 6,58, e si installa al sesto posto. Si scuote anche Ivana Spanovic, che passa al comando con 6,99, la cifra del mondiale stagionale (eguagliato). L’ultimo salto dell’azzurra (6,50) non sposta la classifica, che vede il tricolore al sesto posto. Podio con Spanovic (6,99), Mironchyk-Ivanova (argento, 6,93), Bekh-Romanchuk (bronzo, 6,84).

TV E STREAMING – Gli Europei indoor di Glasgow saranno trasmessi integralmente in diretta streaming su Rai Sport web. Orari: domenica 3 marzo 18.55-22.00. In tv su Rai Sport: domenica 3 marzo 23.00-1.00. Diretta tv su Eurosport 1-2: domenica 3 marzo 18.45-22.00. Diretta streaming integrale su Eurosport Player.

RISULTATI/ResultsFOTO/Photos – ISCRITTI/EntriesLA SQUADRA ITALIANA/Italian TeamORARIO/TimetableTUTTE LE NOTIZIE/NewsGLI ORARI DEGLI AZZURRI – LA PAGINA EA SUGLI EUROPEISTATISTICS HANDBOOK (PDF)IL SITO DEL COMITATO ORGANIZZATORE

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