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15 Aprile 2019

La saltatrice azzurra in gara il 3 maggio nella prima tappa della IAAF Diamond League 2019: “È lo stadio dei Mondiali, sarà utile per capire cosa troveremo. Debutto a Siena il 25 aprile”

 

di Nazareno Orlandi

Da Doha a Doha. Il 3 maggio sulla pedana iridata del Khalifa International Stadium, nella prima tappa della IAAF Diamond League 2019, salterà anche Elena Vallortigara a meno di cinque mesi dai Mondiali in Qatar (qualificazione dell’alto femminile nella prima giornata, venerdì 27 settembre). Per la 27enne vicentina dei Carabinieri, campionessa italiana all’aperto e al coperto, sta per ricominciare la stagione internazionale dopo lo splendido 2,02 in Diamond League a Londra nello scorso luglio, prestazione che l’ha trasformata nella seconda saltatrice azzurra di sempre. Ed è fortissima la voglia di lasciarsi alle spalle le delusioni degli Europei di Berlino e degli Euroindoor di Glasgow.

In Diamond League comincerai a scoprire la pedana iridata…
“Ci teniamo tanto, io e il mio allenatore Stefano Giardi. È lo stadio dei Mondiali e sarà una bella occasione per iniziare a prendere confidenza con quello che troveremo a settembre. Siamo molto curiosi di capire le condizioni climatiche, la logistica, gli spostamenti: crediamo possa essere utile. E poi avrò avversarie di livello e sono contenta di cominciare a misurarmi con loro: saranno in gara la bulgara Demireva, le ucraine Tabashnyk e Mahuchikh, la lituana Palsyte. Più che cercare la misura, che pure è importante perché non ho ancora lo standard discrizione di 1,94, vorrò vedere a che punto siamo, come sta andando. Scaricherò un po’ per prepararmi ai primi due appuntamenti ma le prestazioni le cercheremo più avanti”.

L’esordio è fissato qualche giorno prima, il 25 aprile, nella “tua” Siena per il terzo anno di fila. Che Elena vedremo?
“Il Meeting della Liberazione è una gara a cui mi fa piacere partecipare, al campo dovrebbero esserci molte persone a fare il tifo. Cercherò di rimanere concentrata sugli obiettivi attuali: sentire che la rincorsa funziona, che le sensazioni sono giuste. È il modo per scaldare i motori e iniziare con qualche sicurezza in più”. 

Com’è proseguito il tuo viaggio dopo gli Euroindoor di Glasgow?
“Ero molto delusa. Ammetto di aver reagito in modo istintivo perché sono un’agonista, e quell’aspetto prende il sopravvento rispetto a tutti gli altri. Ma a mente fredda, riflettendoci, il mio obiettivo non era la stagione indoor. Forse ho provato a raggiungere qualcosa che in quel momento era impossibile da ottenere. Ho continuato a lavorare con la psicologa che mi segue per cercare di capire meglio le dinamiche e come gestire le situazioni”.

Novità tecniche?
“Con il mio allenatore abbiamo rivisto la rincorsa, c’erano degli aspetti che non tornavano: ora è meno balzata, più fluida e lineare. Abbiamo cambiato il pre-avvio ripristinando quello dello scorso anno: in inverno ho saltato con 4 passi di pre-avvio e 8 di rincorsa, ora siamo a 10 passi di rincorsa, con un pre-avvio più blando. Credo sia una buona soluzione che ha bisogno di un po’ di rodaggio”.

Dopo Doha, quali altre tappe in calendario?
“Quello che posso dire, per il momento, è che l’11 maggio sarò ai Campionati di Società Assoluti nella fase regionale del Veneto a San Biagio di Callalta (Treviso) con la maglia dell’Assindustria Sport Padova”.

Il 2,02 di Londra: quante volte in questi mesi ti è tornato in mente?
“Spesso. Ci sono due lati di quella prestazione che mi piacciono tanto. Il primo è l’emozione che vedo negli occhi degli altri quando ne parlo, anche nelle scuole o nei vari incontri pubblici ai quali ho partecipato. Mi colpiscono le sensazioni che il video di quel salto riesce a trasmettere. E poi c’è quello che sento io: è indelebile, è una gara indimenticabile, mi dà sicurezza e motivazione perché mi rendo conto che se l’ho fatto posso farlo di nuovo. Mi ha dato anche pressioni? Forse, ma cerco di rimanere distaccata e restare concentrata su me stessa”.

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