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12 Maggio 2019

Terze le ragazze della 4×400, quarta la staffetta mista, quinta la 4×100 donne, ritirata la 4×100 uomini. Cinque quartetti qualificati ai Mondiali di Doha.

 

Storico terzo posto per la 4×400 azzurra alle World Relays di Yokohama, in Giappone. Ai Mondiali di staffette Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Giancarla Trevisan e Raphaela Lukudo chiudono la finale sul gradino più basso del podio con il tempo di 3:27.74, alle spalle della Polonia (3:27.49) e degli Stati Uniti (3:27.65), e guadagnano l’accesso ai Mondiali di Doha (27 settembre-6 ottobre). Straordinario bottino pieno a Yokohama per gli azzurri che piazzano cinque staffette su cinque nella rassegna iridata d’autunno, anche grazie alla vittoria nella finale B della 4×400 maschile (Daniele Corsa, Michele Tricca, Edoardo Scotti, Davide Re in 3:02.87. Nella 4×400 mista, quarto posto in rimonta di Giuseppe Leonardi, Virginia Troiani, Chiara Bazzoni e Alessandro Sibilio (3:20.28), quinta invece la 4×100 con Johanelis Herrera, Gloria Hooper, Anna Bongiorni e Irene Siragusa (44.29). Non arriva al traguardo la 4×100 uomini, che non completa l’ultimo cambio tra Davide Manenti e Filippo Tortu nella staffetta lanciata da Fausto Desalu e Marcell Jacobs, quando era in linea con le prime posizioni dopo il super Day-1 degli azzurri. Nelle tre precedenti edizioni dell’evento, l’Italia aveva centrato un solo piazzamento tra i primi otto (sesta la 4×400 donne nel 2014) mentre stavolta le staffette finaliste sono quattro, per l’ottavo posto a quota 15 nella classifica a punti vinta dagli Stati Uniti (54) che fanno poker, seconda la Giamaica e terzo il Giappone, entrambe a 27.

di Marco Sicari

Una giornata da ricordare per l’atletica italiana, quella vissuta oggi a Yokohama, sede delle IAAF World Relays. Una giornata di gioia assolutamente non scalfita dalla delusione per il mancato arrivo al traguardo della staffetta 4×100 maschile (condizionata dal contatto tra Davide Manenti e Noah Lyles, quando gli azzurri erano nel pieno della lotta per il podio). Il bilancio finale parla di cinque staffette azzurre su cinque qualificate per i mondiali di Doha del prossimo settembre. E in più, un podio (il primo, storico, quello delle ragazze della 4×400 metri, terze in 3:37.74), un quarto posto (quello della 4×400 mista, 3:20.28) e un quinto (la 4×100 donne, 44.29), per una prestazione d’assieme davvero positiva.

4×400 metri uomini – FINALE B
L’inizio è subito scintillante. La staffetta 4×400 uomini, unica ad essere rimasta esclusa dalle finali nella giornata di sabato, vince alla grande la finale B e si qualifica per i Mondiali di Doha, cogliendo anche un eccellente 3:02.87. L’innesto di Davide Re, già capace di correre la prima frazione della mista, in qualificazione, in 45.3, aggiunge sostanza al quartetto del miglio, e risulta decisivo. Daniele Corsa lancia dicretamente il trenino italiano, anche se la fatica degli ultimi metri rende le gambe dei macigni; Michele Tricca mostra ancora una volta capacità di lettura della situazione, stabilizzando con un buon finale il terzo posto italiano, impresa che riesce anche a Edo Scotti, il cui rettilineo conclusivo è ancora più esaltante. Davide Re, come detto, è l’additivo di giornata: attacca il giro da terzo, ma lascia a Maslak (cliente difficilissimo) il compito di condurre le danze, per poi infilarlo, inesorabilmente, insieme al francese Saidy, in vista del traguardo. Gli split sono eloquenti: 46.7 per Corsa, 45.7 per Tricca, 45.8 per Scotti e un formidabile 44.6 per Re.

4×400 metri donne – FINALE A
È il capolavoro di giornata. La scelta di inserire Giancarla “Gina” Trevisan e Raphaela Lukudo paga anche oltre le attese, al punto che le italiane finiscono al terzo posto, cogliendo il primo podio azzurro nella storia della manifestazione. Gli Stati Uniti sono a soli 9 centesimi, la Polonia, vincitrice, a 25: il rettilineo conclusivo vede la Lukudo battagliare per il successo con la Swiety e con la Okolo, come mai accaduto prima per le “milers” italiane. Mariabenedicta Chigbolu è meno brillante della batteria (52.9 il suo tempo parziale), ma piazza subito la squadra al centro della contesa; Ayomide Folorunso è in condizione – anche mentale – strepitosa, e si vede, dato il 51.3 che le viene attribuito. L’Italia è terza, e tocca adesso a Giancarla Trevisan, apparsa in ottime condizioni sia in allenamento qui in Giappone, sia nel primo turno della staffetta mista: il suo 52.1 ripaga la fiducia, e consegna il testimone a Raffa Lukudo al terzo posto, davanti agli Stati Uniti. La Giamaica, seconda in quel momento, cede di schianto, gli Stati Uniti risalgono, ma la maglia azzurra è sempre lì, a lottare, nel cuore della corsa, fino al tuffo sul traguardo. Le azzurre esultano. E’ un podio che illumina il sorriso, e fa sognare.

4×100 metri donne – FINALE
Sullo stadio Nissan di Yokohama cala il gelo, improvvisamente. Ma non si tratta di una metafora, né di una battuta mal riuscita: è freddo vero. Spuntano giacche e giacconi ovunque, e anche le prestazioni in pista ne risentono. La staffetta 4×100 metri si risolve così con tempi poco sensati, anche alla luce di quanto visto in batteria. Vincono gli Stati Uniti con 43.27, ovvero solo tredici centesimi meglio di quanto fatto dalle azzurre in qualificazione, quando avevano chiuso al sesto posto. Giamaica e Germania si dividono le altre piazze del podio (rispettivamente con 43.29 e 43.68), mentre l’Italia è quinta, splendida sorpresa di questa manifestazione, con un insensato 44:29, nove decimi più della qualificazione. Nessuno ha commesso errori, semplicemente si va più piano. Ma questo non stempera la gioia per un gruppo di ragazze (Johanelis Herrera Abreu, Gloria Hooper, Anna Bongiorni e Irene Siragusa) che ha conquistato, con pieno merito, il proprio spazio di visibilità e soprattutto, la qualificazione al Mondiale.

4×100 metri uomini – FINALE
Tutto troppo bello. Qualcosa, alla fine, doveva andare male, per essere reale. E infatti, proprio alla fine arriva la doccia scozzese del mancato arrivo al traguardo della staffetta 4×100 maschile (tranquilli, è già qualificata per Doha), il nostro piccolo-grande “dream team”, che dopo l’ottima qualificazione aveva fatto sperare in una finale scoppiettante. In realtà, le cose stavano andando proprio in quel senso: l’Italia, dopo il discreto lancio di Fausto Desalu, l’ormai consueta frazione-tornado di Marcell Jacobs, e la buonissima curva di Davide Manenti, era in linea con le migliori. Non si sa bene perché, sul più bello la spalla sinistra di Davide Manenti, proprio nei momenti concitati dell’ultimo cambio, viene a contatto, con la spalla (o il braccio) di Noah Lyles. L’azzurro si sbilancia, e non riesce a completare il passaggio del testimone con Pippo Tortu, che resta praticamente ai box. Il contatto è evidente, visibile anche al replay, ma è giudicato involontario dai giudici. Gli sprinter italiani sono amareggiati, Manenti è infuriato, ma “rigore è quando arbitro fischia”, e la cosa finisce lì, anche perché non esistono possibilità (se non una squalifica per il team USA, a dir la verità poco probabile e comunque di nessuna soddisfazione) di rimediare al danno. Tutto da buttare? Non scherziamo. La staffetta veloce azzurra esce da Yokohama con il pass per Doha, ma soprattutto con la consapevolezza di poter battagliare ad armi pari con chiunque. E soprattutto, con quel pizzico di rabbia che potrebbe risultare additivo letale, tra quattro mesi. Bisognava vedere quegli occhi, quegli sguardi, in zona mista, per capire.

Bilancio azzurro – Applausi
Come già detto, l’esito infelice della 4×100 maschile non muta il giudizio. L’obiettivo della vigilia, qualificare quante più staffette possibile per Doha, è stato centrato in pieno, perché pieno è stato il bottino: un cinque su cinque che farebbe invidia ad un ottimo tiratore da 3 punti nel basket. La 4×100 maschile e la 4×400 femminile erano quelle maggiormente indiziate per una qualificazione. La mista era un’incognita, mentre qualche dubbio poteva essere lecito riservare alla 4×100 donne e alla 4×400 maschile, quest’ultima priva di Matteo Galvan. E invece, il lavoro ha pagato. Anzi, hanno pagato il lavoro e, va detto, anche le scelte, inclusa la girandola di cambi tra quattrocentisti e quattrocentiste della seconda giornata, che ha prodotto nell’ordine: la qualificazione della 4×400 maschile, il terzo posto della 4×400 donne, e il quarto della 4×400 mista. Chapeau. Certo, a Doha, in settembre, qualche avversario, al culmine della forma, potrà essere meno accessibile di quanto visto qui. Ma fa parte del gioco, e nell’atletica moderna, quella dei ranking, dei percorsi di qualificazione, la capacità di programmare, di fare scelte dolorose, può probabilmente pesare ancora più che in passato.

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FOTO/Photos (IAAF)

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