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13 Maggio 2019

Il DT azzurro dopo la splendida avventura di Yokohama: “Italia unica nazione con la Giamaica a qualificare cinque staffette olimpiche ai Mondiali di Doha. La 4×100? Gomitata dagli Usa, resta intatto il valore del quartetto”

 

“L’Italia è l’unica nazione insieme alla Giamaica ad aver piazzato cinque staffette su cinque nelle discipline olimpiche”. Euforia per la splendida avventura azzurra a Yokohama, e piedi per terra in vista dell’appuntamento dell’anno, i Mondiali di Doha: è quello che predica il direttore tecnico delle squadre nazionali Antonio La Torre all’indomani dello straordinario 5 su 5 firmato dagli staffettisti italiani alle World Relays in Giappone, un evento programmato nei minimi dettagli e che si è tradotto nel massimo risultato possibile. Tutte le staffette in Qatar: le 4×100, le 4×400 e la novità della 4×400 mista che per la prima volta assegna medaglie mondiali e poi olimpiche a Tokyo. Con la “chicca” del terzo posto del quartetto femminile del miglio (Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Giancarla Trevisan e Raphaela Lukudo, senza dimenticare la capitana Chiara Bazzoni ed Elisabetta Vandi che hanno corso in batteria) e un pizzico d’inevitabile amarezza per il mancato cambio finale della 4×100 maschile. Proprio da questo aspetto parte l’analisi del DT: “Siamo stati in giuria d’appello a rivedere attentamente i filmati, il contatto c’è, è palese – le parole di La Torre – da parte di Lyles c’è una gomitata, assolutamente involontaria, al petto di Manenti. Non abbiamo fatto ricorso per far squalificare gli americani, perché non avrebbe avuto senso. Appena arrivati in albergo con tutta la squadra è stato importante fare un po’ di rielaborazione di questo dispiacere. Il valore del quartetto rimane assolutamente intatto, sono cose che nello sport possono accadere”.

“LAVORO PIANIFICATO E CONDIVISO” – Spedizione di successo, non c’è alcun dubbio: “L’abbiamo programmata attentamente da mesi – continua il DT La Torre – e il nostro tentativo era qualificare le cinque squadre. Con tutta onestà, devo dire che forse siamo andati oltre le più ottimistiche previsioni. La vera svolta è stato il gruppo: siamo riusciti a fare un lavoro condiviso, pianificato attentamente con i tecnici della struttura nazionale capitanati da Filippo Di Mulo, Giorgio Frinolli e Riccardo Pisani, e in assoluta coesione con i tecnici personali. Ogni decisione è stata discussa e condivisa, anche su come alternare i quartetti. Col senno di poi, facile dire che abbiamo azzeccato tutte le mosse: è stato un rischio ragionato”.

“VERSO DOHA, ORA LA MARCIA” – L’auspicio è che “l’effetto Yokohama” ispiri e dia ancora più forza all’intero movimento: “Spero che il gruppo conservi questa compattezza – conclude La Torre – e la lezione per tutta l’atletica italiana è che dobbiamo sempre parlarci, dirci le cose in faccia, per poi arrivare a una sintesi. Ora saliamo su un altro aereo, quello per Alytus verso la Coppa Europa di marcia. È l’esordio di tre atleti sui quali puntiamo molto per Doha: Palmisano e Stano nella 20 km, Giorgi nella 50 km. E poi Golden Gala, Giochi europei di Minsk, Universiadi, Europei U23 e U20. Per la nazionale assoluta un altro passaggio saranno gli Europei a squadre di Bydgoszcz ad agosto. Doha non è lontana, non c’è tempo da perdere”.

VIDEO | INTERVISTA AL DT ANTONIO LA TORRE (di Marco Sicari)

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FOTO/Photos (IAAF)

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