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29 Luglio 2019

Ai Trials USA, Dalilah Muhammad riscrive i 400hs in 52.20. Kendricks vola a 6,06, Crouser 22,62. Coleman-Lyles numeri uno nello sprint, Norman battuto.

 

di Marco Buccellato

Una chiusura strepitosa dei campionati USA, Trials di selezione per il campionato del mondo di Doha. La rassegna di Des Moines passa agli annali con un primato del mondo, altri due record USA e del continente americano, un’infinità di prestazioni di alto livello condite da numerosi personal best, e alcune gare di grande spessore tecnico-agonistico. In prima pagina, l’olimpionica dei 400hs Dalilah Muhammad e l’astista Sam Kendricks.

MUHAMMAD MONDIALE 52.20 – Una gara, disputata peraltro con la pista ancora bagnata per uno scroscio di pioggia, che l’oro di Rio 2016 Dalilah Muhammad ha gestito da dominatrice, rintuzzando le velleità di successo dell’astro 20enne Sydney McLaughlin, partendo subito molto forte e presentandosi in rettilineo con un vantaggio abissale. Solo un’incertezza ritrovando la pista dopo l’ultimo ostacolo, poi la parte finale del rettilineo corsa con un’autentica rotondità e con la minor dispersione possibile del gesto tecnico. Il crono, 52.20, migliora di 0.14 il 52.34 di Yuliya Nosova-Pechonkina, ottenuto ai campionati russi 2003, a Tula, e sottrae 0.27 al precedente record nazionale di LaShinda Demus. E’ anche il primo record del mondo della stagione ottenuto sulle gare in pista del programma olimpico, chiudendo al meglio una rassegna dai connotati, al solito, pazzeschi. Merito anche alla presenza della motivatrice McLaughlin, che in 52.88 ha mancato di 0.13 il personale. La terza, Ashley Spencer, in 53.11 lo ha eguagliato.

KENDRICKS & PRICE – Altri due record nazionali sono caduti ai Trials. Quello fenomenale centrato non senza fortuna dall’astista Sam Kendricks, che con 6,06 outdoor si ritrova davanti solo Sergey Bubka, laddove il record mondiale di Renaud Lavillenie, 6,16, fu ottenuto in competizione indoor. Quello più atteso nelle previsioni, nel martello donne, dove DeAnna Price si è spinta fino a 78,24, miglior prestazione mondiale dell’anno, migliorando se stessa di 12 centimetri, e ora si candida per l’oro di Doha in assenza della polacca Wlodarczyk, infortunata.

COLEMAN, LYLES E… – Se Christian Coleman e Noah Lyles hanno rispettato i pronostici assicurandosi il titolo sui 100 (9.99 controvento) e 19.78, battendo proprio Coleman (20.02), una mezza sorpresa viene dalla sconfitta di Michael Norman sui 400 metri, in una gara straordinaria con Fred Kerley rinato come nell’anno dell’esplosione cronometrica, primo in 43.64 (settima prestazione all-time) davanti a Norman (43.79). Molte più sorprese sull’arco dello sprint femminile. I 100 a Teahna Daniels, i 200 a Dezerea Bryant, entrambe le gare mortificate da Eolo a soffiare il vento in direzione opposta, i 400 destinati al più prevedibile successo di Shakima Wimbley (50.21), forse la 400ista dai mezzi fisici più imponenti tra le specialiste-top del mondo, assieme a Shaunae Miller-Uibo. Il sesto posto di una acclamatissima Allyson Felix, garantisce alla gazzella pluridecorata dell’atletica USA, e neo-mamma, un nuovo impegno iridato, con la 4×400.

GRANDI RISULTATI – Il 22.62 di Ryan Crouser nel peso è appena la terza performance stagionale dell’olimpionico dalla chioma rossa. Questo è il punto da cui partire per comprendere la dimensione presa dalla specialità nelle recenti stagioni, e ancora di più quest’anno, con sei specialisti oltre i 22 metri (si è aggiunto il polacco campione d’Europa Haratyk nelle ultime ore con il record nazionale di 22,32) e ben ventitre oltre i 21 metri, fettuccia cui oramai aspira, e a ragione, anche l’azzurro Fabbri, che nelle liste mondiali condivide una brillante 24sima posizione con l’altro polacco Szyszkowski. A Des Moines, tre oltre i 22, per la seconda volta nella storia dell’atletica: oltre Crouser, rinascita di Kovacs (22,31) e 22,11 del gigante nero Hill.

Tra gli altri risultati di prim’ordine: il 47.23 di Rai Benjamin sui 400hs, il 17,74 ventoso di Donald Scott nel triplo su Claye (17,70 ventoso e 17,68 legale), le doppiette nel mezzofondo di Lomong (13:25.53 sui 5000 e ottimo 27:30.06 sui 10000) e della Houlihan (4:03.18 sui 1500 e 15.15.50 sui 5000), la rivincita di Daniel Roberts su Grant Holloway nei 110hs, invertendo il verdetto NCAA, e gli squilli delle abituali big dell’atletica femminile USA: 7,00 della Reese nel lungo, 12.44 controvento di Kendra Harrison sui 100hs, 1,96 della Cunningham nell’alto, 4,85 della Morris nell’asta. Per la sfide, aldilà del crono o della misura, grandi show nell’eptathlon, con successo last minute di Erica Bougard, e nel giavellotto uomini, animatosi in extremis con i primi due divisi da un centimetro.

CAMPIONATI NAZIONALI – Dal Canada, Aaron Brown pigliatutto nello sprint: nei 100, però, batte De Grasse al fotofinish in 10.03. Cartolina diretta in Qatar da Shaunae Miller-Uibo ai campionati della Bahamas a Nassau, dove ha vinto i 400 in 49.59. A Trinidad, 44.52 di Cedenio siu 400 maschili. In Russia, highlists per i salti, con 2,00 di Mariya Lasitskene, 4,86 della Sidorova nell’asta e 2,33 di Akimenko nell’alto, world lead a pareggiare quella del connazionale Ivanyuk e anticipare quella, magnifica, di Stefano Sottile a Bressanone. Ancora salti: in Francia, Lavillenie ritrova le ali superando 5,85 a Saint-Etienne e il triplista del Burkina Faso Zango porta il record africano outdoor a 17,50. Altre misure noetvoli: l’iridato del disco Andrius Gudzius ha vinto il titolo lituano con 67,73, laddove Edis Matusevicius ha portato il record nazionale del giavellotto a 89,17. In Bosnia, gran peso uomini con doppietta serba di Kolasinac (20,88) e Sinancevic (20,62).

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Christian Coleman

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