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10 Agosto 2019

Il ligure è il primo italiano a vincere i 400 metri nella manifestazione (45.35), il trentino domina da par suo i 5000 metri. Jacobs secondo nei 100 (10.39, -1.4), Sottile terzo nell’alto (2,22).

 

Dopo la giornata di ieri, una sorta di prologo dedicato principalmente alle qualificazioni delle prove sprint, la finale Super League del Campionato Europeo a squadre di Bydgoszcz (Polonia) entra nel vivo. Venti le gare in programma nel corso del pomeriggio, con ben 17 azzurri impegnati a livello individuale, oltre alle due staffette veloci. Si corre, si salta, si lancia, per il primato continentale e, anche, per evitare la retrocessione in First League (ben cinque delle dodici formazioni partecipanti finiranno per salutare la serie A).

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Il primo successo di giornata lo regala Davide Re, la cui vittoria nei 400 metri (45.35), è anche un piccolo pezzo di storia della manifestazione, estendendo l’arco temporale fino alla vecchia Coppa Europa: è la prima volta che un italiano si aggiudica il successo nel giro di pista, una delle gare simbolo dell’atletica in pista, riuscendo laddove generazioni di specialisti in azzurro avevano fallito. La vittoria del leader silenzioso della squadra azzurra, di uno di quegli uomini che ispirano i più giovani compagni di squadra con l’esempio, è oltremodo netta: il ligure, posizionato in quarta corsia, lascia sfogare gli avversari nella prima metà di corsa, per disegnare poi l’ormai consueta seconda curva spettacolare e presentarsi al comando sula retta conclusiva. Da lì in avanti non ce n’è più per nessuno: Re estende il margine di vantaggio addirittura a 83 centesimi di secondo, fino cioè ai 46.18 del britannico Cowan, secondo classificato. Vittoria da dominatore, in attesa di una staffetta del miglio che, con il recupero di Galvan, lascia pensare alla possibilità di un attacco a quel limite nazionale (3:01.37) che resiste addirittura da 33 anni, ovvero dagli Europei di Stoccarda 1986.

“Sono contento a metà – racconta nel dopo corsa l’incontentabile azzurro -: soddisfatto per essere il primo italiano ad aver vinto questa manifestazione, certo, ma volevo un tempo più vicino ai 45 netti. Non so se ero stanco o se ho distribuito male, ma nel finale non credo di aver reso al meglio. Ho raggiunto finalmente una costanza di risultati, e negli ultimi anni mi sono stabilizzato sul 45 basso, o al massimo su 45 e mezzo quando sbaglio la gara: ora bisogna cercare di diventare costanti su tempi da 45 in giù. Da lunedì mi attende una settimana di relax al mare perché non mi sono mai fermato dalle World Relays di Yokohama, da tre mesi sono al top e ho bisogno di staccare per sette giorni. Poi testa bassa e si lavora per Doha. Un aggettivo per descrivermi? Caparbio”.

C’è poi Yeman Crippa, ultra-pronosticato vincitore dei 5000 metri, che concede l’ennesima dimostrazione dello straordinario salto di qualità compiuto nel corso di questo 2019. Il trentino fa letteralmente ciò che vuole per tutto il corso della prova, prima ricucendo sul (disperato) tentativo dello svizzero Julien Wanders (uno da 13:13 sulla distanza quest’anno) di andar via alla distanza, passando ai 3000 sul piede di 7:46, poi scegliendo tempi e modi del successo. L’azione dell’azzurro parte ai 600 metri dal traguardo: la prima variazione di andatura lascia sul posto il tedesco Petros (poi terzo in 13:50.45), la seconda, a 300 metri dal finish, lascia a mulinare le gambe Wanders (secondo in 13:45.31), infine Crippa si prende il tempo anche per sollecitare gli applausi del pubblico, prima di completare la propria fatica praticamente al passo (13:43.30), regalando, come Re, 12 punti all’Italia. Una vittoria sontuosa, da fuoriclasse, ciò che Crippa è oggi nello scenario dell’atletica continentale. In attesa di confrontarsi con la terribile scena mondiale, a Doha. Prima, però, Yeman farà in tempo a tornare in pista a Bydgoszcz, domani, nella seconda delle sue fatiche: i 3000 metri. C’è spazio per altra gloria. 

Manca poco a Marcell Jacobs, al contrario, per centrare l’appuntamento con il gradino più alto del podio. Messe via fina dall’arrivo allo stadio, per via del vento contrario sul rettilineo, le velleità di un riscontro cronometrico vicino ai dieci secondi netti, l’azzurro si concentra sul match con il francese Jimmy Vicaut, il primatista europeo della distanza. La prima partenza, giudicata falsa (squalifica per il polacco Olsewski), vede Jacobs uscire molto bene dai blocchi; al secondo start, regolare, Jacobs paga invece dazio al francese, accumulando mezzo metro di svantaggio che risulterà determinante. L’azzurro rimonta nella fase lanciata, fino ad arrivare a soli tre centesimi dal vincitore (10.35 per Vicaut, 10.39 per Jacobs, -1.4 m/s), per un secondo posto che è in ogni caso un risultato di rilievo assoluto. Resta il rammarico per il vento, soprattutto riconrando le ottime condizioni del venerdì (10.09 per Jacobs, con +1.6).

Un risultato è emblematico, in questa prima giornata, ed è il secondo posto di Marta Zenoni, arrivata ad un soffio dal successo nei 3000 metri in quella che ormai può a ragione essere considerata la stagione del suo pieno recupero. Dopo le mille difficoltà patite in silenzio, lontano dalle piste, Marta, ancora solo ventenne (e all’esordio in azzurro) dimostra di avere una voglia sfrenata di riprendersi tutto quel che le è stato tolto dalla sorte nelle ultime stagioni. La sua condotta di gara è pressochè perfetta: segue il treno delle avversarie sempre leggermente in esterna, da protagonista esperta e consumata, sia quando si va al passo, sia quando l’andatura si accende; non azzarda mai le scelte, fino alla campana, quando lancia l’attacco in testa, seguita solo dalla svedese Ngarambe e dalla spagnola Pereira. Alla fine, la svedese (prima in 9:07.67) passa l’azzurra, che è seconda (9:08.34), ma felice. Undici punti che lanciano l’Italia sempre più in alto.

L’esordio di Stefano Sottile in azzurro vale il pirmo podio internazionale della carriera, seppure in una manifestazione che non assegna medaglie. Il piemontese è terzo con 2,22, nella gara vinta – un po’ a sorpresa – dallo spagnolo Miguel Angel Sancho, unico in grado di valicare i 2,26. Sottile concede un errore a 2,17 (quello che gli farà perdere il secondo posto ai danni del britannico Baker), e poi, dopo il 2,22 alla prima prova, chiude con tre errori alla quota di 2,26. Il 2,33 degli Assoluti resta lontano, ma piazzarsi sul podio, all’esordio assoluto in maglia azzurra (con tanto di inclemente “battesimo” ad opera dei capitani Chiara Rosa e Matteo Galvan) è risultato che testimonia della caratura del giovane saltatore italiano. Si aspettavano punti “pesanti” anche da Ayomide Folorunso nei 400 ostacoli. Lo scontro con l’ultima barriera toglie invece all’azzurra la gioia del podio, proprio mentre era in lotta con la ceca Hejnova (prima in 55.10) e l’ucraina Rhyzhykova (seconda, 55.61); Folorunso conclude al quarto posto, in 56.34. Ma le componenti della staffetta 4×400 azzurra hanno mille risorse. A recuperare spazio e punti è Mariabenedicta Chigbolu, splendida terza nel giro di pista in 52.19. La romana si scrolla finalmente di dosso le difficoltà del “secondo giorno” (quelle del round two, ormai diventate una specie di marchio) e costruisce una gara entusiasmante per grinta e determinazione, tagliando il traguardo in un significativo 52.19. Dieci punti al team azzurro, mentre davanti si impone la polacca Justina Swiety-Ersetic in 51.23, davanti alla Sprunger (51.84), che supera la Chigbolu in rimonta.

Quello di Filippo Randazzo è un piccolo squillo. Il siciliano è quarto nel lungo con la misura di 8,00 (+1.2), ottenuta alla prima delle tre prove a disposizione. In forza di questo risultato (il migliore per lui da due anni a questa parte, a soli 5 centimetri dal personale), l’azzurro resta sul podio fino all’ultimo turno di salti, ovvero fino a quando il polacco Jaszczuk finirà per superarlo (8,00 anche per lui, ma un secondo miglior salto a 7,99 che fa la differenza). Vince il favorito della vigilia, il greco Tentoglu, che con 8,30 (+1,8) regala il primo risultato di spessore mondiale della manifestazione.

Piace Sonia Malavisi nell’asta. La romana è quinta, con 4,46, fermata dalla folle regola di Coppa (quattro errori complessivi), dopo due salti mancati a 4,56. C’è spazio, malgrado il buon piazzamento ed il valore della prestazione, per aver terminato con la stessa misura delle terze, avanti in classifica per via dell’errore in più commesso dalla Malavisi a 4,46 (centrato alla terza prova). Il quinto posto di Zaynab Dosso nei 100 metri è oltre le previsioni della vigilia. Molto sollecita all’avvio, come da suo marchio di fabbrica, la sprinter emiliana corre in 11.70, frenata, come le avversarie, da un vero e proprio muro d’aria (-2.5 m/s). Il tempo in questo caso non conta, valgono molto di più gli otto punti portati alla causa di squadra. A vincere è la francese Zahi, 11.31. Leonardo Fabbri non trova le splendide misure dell’estate 2019, ma si piazza non lontano dai primi, sesto, con un discreto 19,53 (serie: 19,53; N; 19,34); Michal Haratyk porta in delirio il pubblico di casa, centrando un notevolissimo 21,83, record della manifestazione. Fatica, ma non molla un centimetro, Isabel Mattuzzi nei 3000 siepi: il suo 10:03.75 vale la nona posizione, centimetri strappati, nella guerra di posizione della Coppa, alle avversarie. Poco da fare per Eloisa Coiro negli 800 metri: il suo 2:03.95 è sì il primato personale (dato che porta sempre all’applauso), ma vale a conti fatti solo l’undicesimo posto.

Marco Sicari

 

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