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10 Agosto 2019

Il ligure è il primo italiano a vincere i 400 metri nella manifestazione (45.35), il trentino domina i 5000. Jacobs secondo nei 100 (10.39, -1.4) così come Marta Zenoni nei 3000. Azzurri sul podio al giro di boa.

 

Due vittorie (quelle di Davide Re nei 400 metri, 45.35, e quella di Yeman Crippa nei 5000, 13:43.30), due secondi posti (per Marcell Jacobs nei 100, 10.39, -1.4 m/s, e per Marta Zenoni nei 3000, 9:08.34), tre terzi posti (Mariabenedicta Chigbolu, 400 metri, 52.19; Stefano Sottile, alto, 2,22; Ottavia Cestonaro, triplo, 14,18, sesta prestazione italiana di sempre) e una notevole sequenza di buoni risultati lanciano l’Italia al terzo posto al termine della seconda giornata dei Campionati Europei a squadre, in corso di svolgimento a Bydgoszcz (Polonia). La formazione azzurra è sul podio provvisorio con 171 punti, alle spalle della Polonia (193) e della Francia (181,50), capofila parziali. Piccolo giallo nel finale: la squalifica della staffetta 4×100 francese, che era giunta prima al traguardo, inverte le posizioni di testa della graduatoria, con la Polonia che scavalca i transalpini. Splendide le vittorie azzurre, con Davide Re che firma il primo successo italiano nei 400 metri nella storia della manifestazione, allungando la statistica a tutta la lunga vicenda della Coppa Europa Bruno Zauli. Vittoria da dominatore anche per Yeman Crippa, che ha gestito gli avversari senza apparente difficoltà, e che domani correrà anche i 3000 metri. Tra i risultati azzurri di giornata, da segnalare anche l’8,00 (+1,2) di Filippo Randazzo nel lungo (quarto posto) e il 4,46 di Sonia Malavisi nell’asta (quinta). Domani chiusura della manifestazione: in gara, tra gli azzurri, oltre a Crippa, Eseosa Desalu (200 metri), ancora Marta Zenoni (1500), l’attesa Luminosa Bogliolo (100hs), Alessia Trost (alto), e le staffette 4×400 metri.

di Marco Sicari

Un’Italia bella ed emozionante accende di entusiasmo la seconda giornata dei Campionati Europei a squadre di Bydgoszcz. La formazione azzurra è terza al virtuale giro di boa, dopo 22 delle 40 gare del programma (171 punti), ed in scia, seppure ben distanziata, a Francia (seconda, 181,5) e Polonia (in testa con 193). Un piazzamento da vertigini, il cui valore è reso ancor più significativo dalle 42 lunghezze che separano il team tricolore dall’Ucraina, ottava e al momento seduta sull’ultimo posto “caldo” della graduatoria, quello della retrocessione in First League. A trascinare la squadra soprattutto Davide Re e Yeman Crippa, vincitori rispettivamente nei 400 e nei 5000 metri, a confermare il pronostico della vigilia e a suonare la carica in casa Italia. Ma a risultare determinante, per una volta anche oltre la retorica classica della manifestazione, la compattezza della squadra, team incapace di vere e proprie controprestazioni, e animato da uno spirito agonistico frizzante come raramente accaduto in passato.

RE E CRIPPA, VITTORIE DA DOMINATORI

Il primo successo di giornata lo regala Davide Re, la cui vittoria nei 400 metri (45.35), è anche un piccolo pezzo di storia della manifestazione, estendendo l’arco temporale fino alla vecchia Coppa Europa: è la prima volta che un italiano si aggiudica il successo nel giro di pista, una delle gare simbolo dell’atletica in pista, riuscendo laddove generazioni di specialisti in azzurro avevano fallito. La vittoria del leader silenzioso della squadra azzurra, di uno di quegli uomini che ispirano i più giovani compagni di squadra con l’esempio, è oltremodo netta: il ligure, posizionato in quarta corsia, lascia sfogare gli avversari nella prima metà di corsa, per disegnare poi l’ormai consueta seconda curva spettacolare e presentarsi al comando sulla retta conclusiva. Da lì in avanti non ce n’è più per nessuno: Re estende il margine di vantaggio addirittura a 83 centesimi di secondo, fino cioè ai 46.18 del britannico Cowan, secondo classificato. Vittoria da dominatore, in attesa di una staffetta del miglio che, con il recupero di Matteo Galvan, lascia pensare alla possibilità di un attacco a quel limite nazionale (3:01.37) che resiste addirittura da 33 anni, ovvero dagli Europei di Stoccarda 1986.

“Sono contento a metà – racconta nel dopo corsa Re -: soddisfatto per essere il primo italiano ad aver vinto questa manifestazione, certo, ma volevo un tempo più vicino ai 45 netti. Non so se ero stanco o se ho distribuito male, ma nel finale non credo di aver reso al meglio. Ho raggiunto finalmente una costanza di risultati, e negli ultimi anni mi sono stabilizzato sul 45 basso, o al massimo su 45 e mezzo quando sbaglio la gara: ora bisogna cercare di diventare costanti su tempi da 45 in giù. Da lunedì mi attende una settimana di relax al mare perché non mi sono mai fermato dalle World Relays di Yokohama, da tre mesi sono al top e ho bisogno di staccare per sette giorni. Poi testa bassa e si lavora per Doha. Un aggettivo per descrivermi? Caparbio”.

DAVIDE RE: “FELICE DI ESSERE IL PRIMO, MA VOLEVO UN TEMPO MIGLIORE”

C’è poi Yeman Crippa, ultra-pronosticato vincitore dei 5000 metri, che concede l’ennesima dimostrazione dello straordinario salto di qualità compiuto nel corso di questo 2019. Il trentino fa letteralmente ciò che vuole per tutto il corso della prova, prima ricucendo sul (disperato) tentativo dello svizzero Julien Wanders – uno da 13:13 sulla distanza quest’anno – di andar via alla distanza, passando ai 3000 sul piede di 7:46, poi scegliendo tempi e modi del successo. L’azione dell’azzurro parte ai 600 metri dal traguardo: la prima variazione di andatura lascia sul posto il tedesco Petros (terzo in 13:50.45, ma poi squalificato), la seconda, a 300 metri dal finish, lascia a mulinare le gambe Wanders (secondo in 13:45.31). Infine, Crippa si prende il tempo anche per sollecitare gli applausi del pubblico, prima di completare la propria fatica al passo (13:43.30), regalando, come Re, 12 punti all’Italia. Una vittoria sontuosa, da fuoriclasse, ciò che Crippa è oggi nello scenario dell’atletica continentale. In attesa di confrontarsi con la terribile scena mondiale, a Doha. Yeman farà in tempo a tornare in pista a Bydgoszcz, domani, nella seconda delle sue fatiche: i 3000 metri. C’è spazio per altra gloria. 

“Non è finita qua – annuncia Crippa – questo era soltanto il primo obiettivo, domani ci riprovo anche nei 3000. Me la sono giocata bene, ho gestito la gara, con la sola eccezione del terzo giro, quando sono scappati via il tedesco e lo svizzero. Sono arrivato fresco ai 600 metri, e come avevamo deciso con il mio allenatore, sono partito proprio in quel momento. I 10.000 a Doha? Mi auguro di esserci, purtroppo il tempo della Coppa Europa di Londra non basta e quindi devo aspettare il ranking, altrimenti c’è l’ipotesi di una gara il 31 agosto ma ho paura di sballare un po’ il percorso di avvicinamento. Quella di oggi è una vittoria che mi dice che stiamo lavorando bene, soprattutto sull’ultimo giro, e sul cercare di mollare il meno possibile. Siamo a buon punto”.

CRIPPA: “ANCORA FRESCO PER I 3000 METRI DI DOMANI”

Manca poco a Marcell Jacobs, al contrario, per centrare l’appuntamento con il gradino più alto del podio. Messe via fin dall’arrivo allo stadio, per via del vento contrario sul rettilineo, le velleità di un riscontro cronometrico vicino ai dieci secondi netti, l’azzurro si concentra sul match con il francese Jimmy Vicaut, il primatista europeo della distanza. La prima partenza, giudicata falsa (squalifica per il polacco Olszewski), vede Jacobs uscire molto bene dai blocchi; al secondo start, regolare, Jacobs paga invece dazio al francese, accumulando mezzo metro di svantaggio che risulterà determinante. Il bresciano di El Paso rimonta nella fase lanciata, fino ad arrivare a soli tre centesimi dal vincitore (10.35 per Vicaut, 10.39 per Jacobs, -1.4 m/s), per un secondo posto che è in ogni caso un risultato di rilievo assoluto. Resta il rammarico per il vento in faccia sul rettilineo, soprattutto ricordando le ottime condizioni del venerdì (10.09 per Jacobs, con +1.6): “Avevo fatto una gran partenza, peccato per la falsa che ha condizionato la gara. Ho trovato il vento contro e mi sono irrigidito”, le sue parole.

JACOBS: “QUELLA FALSA PARTENZA HA CONDIZIONATO LA GARA”

L’ENERGIA GIOVANILE DI MARTA E OTTAVIA, L’ITALIA CHE CRESCE

Un risultato è emblematico, in questa prima giornata, ed è il secondo posto di Marta Zenoni, arrivata ad un soffio dal successo nei 3000 metri in quella che ormai può a ragione essere considerata la stagione del suo pieno recupero. Dopo le mille difficoltà patite in silenzio, lontano dalle piste, Marta, ancora solo ventenne (e all’esordio in azzurro) dimostra di avere una voglia sfrenata di riprendersi tutto quel che le è stato tolto dalla sorte nelle ultime stagioni. La sua condotta di gara è pressochè perfetta: segue il treno delle avversarie sempre leggermente in esterna, da protagonista esperta e consumata, sia quando si va al passo, sia quando l’andatura si accende; non azzarda mai le scelte, fino alla campana, quando lancia l’attacco in testa, seguita solo dalla svedese Ngarambe e dalla spagnola Pereira. Alla fine, la svedese (prima in 9:07.67) passa l’azzurra, che è seconda (9:08.34), ma felice. Undici punti che lanciano l’Italia sempre più in alto. Ma non è finita, né in tema di buone notizie, né in fatto di scalata della classifica: Ottavia Cestonaro realizza la seconda impresa di giornata, planando a 14,18 nel triplo (vento +1.0), la misura della sesta prestazione italiana di sempre (alla pari con Antonella Capriotti), e si colloca al terzo posto nella gara. Un altro podio italiano (vittoria alla greca Papahristou, 14,48), in una giornata dalle tante soddisfazioni. 

ZENONI: “QUESTA MAGLIA AZZURRA È UN SOGNO”

CESTONARO: “È PER LA FAMIGLIA FORTUNA”

PODIO ALL’ESORDIO PER STEFANO SOTTILE, LA CHIGBOLU COGLIE PUNTI PESANTI

L’esordio di Stefano Sottile in azzurro vale il primo podio internazionale della carriera, seppure in una manifestazione che non assegna medaglie. Il piemontese è terzo con 2,22, nella gara vinta – un po’ a sorpresa – dallo spagnolo Miguel Angel Sancho, unico in grado di valicare i 2,26. Sottile concede un errore a 2,17 (quello che gli farà perdere il secondo posto ai danni del britannico Baker), e poi, dopo il 2,22 alla prima prova, chiude con tre errori alla quota di 2,26. Il 2,33 degli Assoluti resta lontano, ma piazzarsi sul podio, all’esordio assoluto in maglia azzurra (con tanto di inclemente “battesimo” ad opera dei capitani Chiara Rosa e Matteo Galvan) è risultato che testimonia della caratura del giovane saltatore italiano. Si aspettavano punti “pesanti” anche da Ayomide Folorunso nei 400 ostacoli. Lo scontro con l’ultima barriera toglie invece all’azzurra la gioia del podio, proprio mentre era in lotta con la ceca Hejnova (prima in 55.10) e l’ucraina Ryzhykova (seconda, 55.61); Folorunso conclude al quarto posto, in 56.34. Ma le componenti della staffetta 4×400 azzurra hanno mille risorse. A recuperare spazio e punti è infatti Mariabenedicta Chigbolu, splendida terza nel giro di pista in 52.19. La romana si scrolla finalmente di dosso le difficoltà del “secondo giorno” (quelle del round two, ormai diventate una specie di marchio) e costruisce una gara entusiasmante per grinta e determinazione, tagliando il traguardo in un significativo 52.19. Dieci punti al team azzurro, mentre davanti si impone la polacca Justina Swiety-Ersetic in 51.23, davanti alla Sprunger (51.84), che supera la Chigbolu in rimonta.

Quello di Filippo Randazzo è un piccolo squillo. Il siciliano è quarto nel lungo con la misura di 8,00 (+1.2), ottenuta alla prima delle tre prove a disposizione. In forza di questo risultato (il migliore da due anni a questa parte, a soli 5 centimetri dal personale), l’azzurro resta sul podio fino all’ultimo turno di salti, ovvero fino a quando il polacco Jaszczuk finirà per superarlo (8,00 anche per lui, ma un secondo miglior salto a 7,99 che fa la differenza). Vince il favorito della vigilia, il greco Tentoglou, che con 8,30 (+1,8) regala un risultato di spessore mondiale alla manifestazione.

Piace Sonia Malavisi nell’asta. La romana è quinta, con 4,46, fermata dalla folle regola di Coppa (quattro errori complessivi), dopo due salti mancati a 4,56. C’è spazio, malgrado il buon piazzamento, per un pizzico di rammarico, legato al fatto di aver terminato la gara con la stessa misura delle terze, avanti in classifica per via dell’errore in più commesso dalla Malavisi a 4,46 (centrato alla terza prova). Il quinto posto di Zaynab Dosso nei 100 metri è oltre le previsioni della vigilia. Molto sollecita all’avvio, come ormai di regola, la sprinter emiliana corre in 11.70, frenata, come le avversarie, da un vero e proprio muro d’aria (-2.5 m/s). Il tempo in questo caso non conta, valgono molto di più gli otto punti portati alla causa di squadra. A vincere è la francese Zahi, 11.31. Leonardo Fabbri non trova le splendide misure dell’estate 2019, ma si piazza non lontano dai primi, sesto, con un discreto 19,53 (serie: 19,53; N; 19,34); Michal Haratyk porta in delirio il pubblico di casa, centrando il record della manifestazione, a 21,83. Settimo posto per la giavellottista Carolina Visca, giovanissimo prospetto di cui si parlerà a lungo nell’atletica italiana (e non solo per i tanti successi Under, l’ultimo dei quali l’oro europeo Juniores di Boras, appena un paio di settimane fa): il suo 55,13 è pura sostanza per la classifica azzurra. Fatica, ma non molla un centimetro, Isabel Mattuzzi nei 3000 siepi: con 10:03.75 si piazza in nona posizione, guadagnando centimetri alle avversarie nella guerra di posizione della Coppa. Si difende anche Marco Lingua: per lui ottavo posto nel martello (70,76 la sua miglior misura). Bravo Matteo Spanu, settimo in un 1500 metri di pura tattica, nel quale è riuscito a districarsi piazzando un buon finale (3:50.29 il suo tempo), nel tripudio polacco per il successo di Marcin Lewandoski (3:47.88). Poco da fare per Eloisa Coiro negli 800 metri: il suo 2:03.95 è sì il primato personale (dato che porta sempre all’applauso), ma vale a conti fatti solo l’undicesimo posto.

Nel finale, le staffette 4×100 metri, mantengono vivo il podio azzurro. Le ragazze (Zeynab Dosso, Gloria Hooper, Anna Bongiorni e Johanelis Herrera Abreu) sono seste in 44.20, i colleghi maschi, privi di Marcell Jacobs – tenuto a riposo in via precauzionale dopo il lieve fastidio ai flessori della coscia accusato già ieri in batteria – sono settimi in 39.27 (quartetto con Eseosa Desalu, Federico Cattaneo, Davide Manenti e Antonio Infantino).

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Yeman Crippa (foto Colombo/FIDAL)

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