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05 Ottobre 2019

Il quartetto del miglio con Scotti, Aceti, Galvan e Re vola tra le otto e a Tokyo (3:01.60). Donne eliminate (3:27.57, nono posto). L’ostacolista guadagna la semifinale mondiale. In serata, maratona con Faniel, Meucci e Rachik.

di FIDAL

 

IN AGGIORNAMENTO

Penultima giornata dei Campionati del Mondo di Doha. Saranno sei i titoli assegnati stasera al Khalifa Stadium, ai quali si unirà, in tarda serata, quello della maratona maschile, ancora una volta sul tracciato della Corniche. Su pista e pedane Luminosa Bogliolo (batterie 100hs), Tania Vicenzino e Laura Strati (qualificazione del lungo), le staffette del miglio maschile e femminile (batterie). La gara sui 42 km vedrà invece al via Daniele Meucci, Faniel Eyob e Yassine Rachik.

LE GARE DEGLI AZZURRI 

4×400 metri uomini – batterie – Una magia di Davide Re nel rettilineo conclusivo completa il lavoro compiuto dai compagni di staffetta, e lancia l’Italia nella finale mondiale della 4×400 (3:01.60 il crono azzurro). Dal cilindro del ligure non escono conigli, ma l’accesso tra gli otto nella rassegna iridata e, a completamento, un viaggio a Tokyo valido per i Giochi olimpici 2020. Bottino pieno. Edoardo Scotti, Vladimir Aceti, Matteo Galvan e Davide Re riportano l’Italia al vertice della specialità 22 anni dopo l’ultima volta: accadde ad Atene nel 1997, con un quartetto composto da Ashraf Saber, Marco Vaccari, Andrea Nuti e Fabrizio Mori (finirono settimi). Dopo discrete frazioni dei due giovani del quartetto (entrambi campioni europei juniores, il 19enne Scotti appena nel luglio scorso, Aceti a Grosseto 2017), Matteo Galvan comincia la rimonta. Sul rettilineo conclusivo della frazione del vicentino, lo spalla a spalla con l’Australia fa rimbalzare l’avversario lontano, con Re che si mette in moto da sesto. Il primatista italiano parte come una saetta, accorcia tutte le distanze, si accoda, inizia i sorpassi già all’attacco della seconda curva, ma è nella retta che fa una cosa letteralmente pazzesca: è all’interno, imbottigliato, e allora sceglie, a soli 50 metri dal traguardo, di spostarsi completamente all’esterno, pur nel pieno del convulso finale, per trovare spazi liberi e scatenare tutti i cavalli del proprio motore. Risale, e alla fine, di froza riesce a mettere il petto davanti a quello di Leungo Scothc, Botswana, per la conquista del terzo posto, con soli tre centesimi di margine (davanti Stati Uniti con 2:59.89, Colombia 3:01.06). Da vent’anni una 4×400 tricolore non correva così veloce: in definitiva, il 3:01.60 è la quinta prestazione italiana di sempre. Lassù, in cima alla lista, resiste ancora il 3:01.37 del record nazionale, stabilito 33 anni fa, agli Europei di Stoccarda, da Giovanni Bongiorni (il padre di Anna, per i pochi che non ancora lo sapessero), Vito Petrella, Mauro Zuliani e Roberto Ribaud. 

100hs – batterie
Un esordio da numero uno. Senza paura, fino al traguardo. Luminosa Bogliolo non finisce di stupire. Dopo un’estate passata a sfiorare ripetutamente il record italiano di Veronica Borsi (12.76, rimasto a due centesimi di secondo), e cogliendo successi come la vittoria agli Europei a squadre di Bydgosczc e alle Universiadi di Napoli, la ligure stampa anche un esordio mondiale da ricordare: vittoria in 12.80 (+0.2), a quattro centesimi dal record nazionale e a uno solo dal suo PB. Gara dall’evoluzione semplice: in avvio, la statunitense Brianna McNeal (già Rollins), la campionessa olimpica di Rio, si muove prima dello sparo e, malgrado le proteste, viene giustamente eliminata; alla seconda partenza, l’azzurra prende prima le misure alla giamaicana Thompson (12.85), poi la supera, involandosi verso il traguardo e la semifinale di domani pomeriggio. Tra gli applausi. La Bogliolo è una realtà della danza tra le barriere. Prima di lei, solo la Borsi (12.76) e Marzia Caravelli (12.85), avevano corso nella storia degli ostacoli alti al femminile del nostro Paese con tempi uguali o inferiori a 12.85. Poi è arrivata lei, Luminosa da Albenga. Che in poco più di tre mesi, quest’anno, lo ha già fatto cinque volte (sei con quella di oggi). Per agguantare la finale, servirà però, con ogni probabilità, correre al di sotto del record italiano. L’analisi dei tempi delle batterie, dice che tra il settimo posto dell’olandese Nadine Visser (12.75) e l’azzurra (12.80) ci sono ben cinque atlete in soli cinque centesimi. L’equilibrio è straordinario. Guida (a sorpresa) la nigeriana Tobi Amusan, capace di un eccellente 12.48 (+0.2).

4×400 metri donne – batterie – Nono posto, ad un passo dalla finale, ancora una volta in questo Mondiale. L’Italia della staffetta del miglio è fuori per 17 centesimi di secondo, grosso modo quello che pesa sull’avvio di Giancarla Trevisan, che centra in fase di partenza la seconda frazionista britannica, ormai quasi ferma nel mezzo della zona di cambio. L’azzurra, ben lanciata da Mariabenedicta Chigbolu e dalla solita frazione di cuore di Ayomide Folorunso, in piena lotta per il terzo posto, è brava a non cadere, ed ancora di più nel lanciarsi all’inseguimento delle avversarie. Ma lo sforzo dei primi 200 metri finisce col pesare nel rettilineo conclusivo; Raphaela Lukudo è quinta, prova a risalire, ma pur recuperando, non riesce a raggiungere le avversarie.

Oltre agli Stati Uniti (3:22.96) e alla Gran Bretagna (3:24.99), purtroppo lontani, ci finiscono davanti Ucraina (3:26.57) e Belgio (3:26.58, record nazionale). Ma quel che è peggio, il 3:27.57 delle azzurre è superiore al 3:27.40 dell’Olanda, quarta nella prima batteria, che ci soffia l’ultimo tempo utile per il ripescaggio. E la qualificazione automatica ai Giochi Olimpici di Tokyo. 

lungo donne – qualificazioni – Brutta serata per Tania Vicenzino e Laura Strati. Le due azzurre non riescono praticamente mai a trovare sintonia con la pedana, uscendo dal turno di qualificazione con risultati lontani dai loro limiti. Vicenzino si ferma a 6,23 (vento -0.1; serie: 6,19; N; 6,23), mentre Strati atterra a 6,05 (+0.3; serie: N; N; 6,05); cifre che non rendono giustizia al valore di queste due atlete, qui relagate al fondo della graduatoria. La qualificazione non è proprio impossibile: per farcela basta il 6,53 superato dalla statunitense Saunders, ultima a centrare il passaggio del turno (peraltro, con un solo centimetro di margine sulla superstar Britney Reese, eliminata). Solo in tre superano i 6,75 richiesti per l’ammissione diretta; in testa, la tedesca Malaika Mihambo, con un eccellente 6,98.

LE ALTRE FINALI DELLA SERATA
Ma che Mondiale è? Chi pensava, alla vigilia, che la rasegna iridata di Doha sarebbe scivolata via senza risultati di rilievo, sarà rimasto senza parole. Anche questa sera, al Khalifa, si vola. I 1500 metri donne sono, tempi alla mano, una delle più grandi gare della storia: a vincere è Sifan Hassan, per una doppietta attesa – dopo l’oro dei 10000m – ma non in questa misura. L’olandese, già al centro delle polemiche per l’affaire-Salazar, corre in 3:51.95, sesta prestazione mondiale all-time, trascinando un totale di nove atlete (!) al di sotto dei 4 minuti. E con un ultimo giro da meno di 60 secondi. L’argento va alla keniana Faith Kypiegon (3:54.22, record nazionale), il bronzo all’etiope Gudaf Tsegay (3:54.38). La statunitense Shelby Houlihan non sale sul podio con 3:54.99, la cifra del record continentale nordamericano, la britannica Laura Muir, unica ad aver realmente provato ad attaccare la Hassan, è quinta in 3:55.76. Il peso non è da meno, per valore dei risultati. Le tre medaglie stanno tutte in un solo centimetro. Vince lo statunitense Joe Kovacs con 22,91, davanti al connazionale Ryan Crouser (22,90) e al neozelandese Tom Walsh (anche lui 22,90); il brasiliano Romani, capace di 22,53, è solo quarto. I 5000 metri sono ancora terreno di scontro

 

START LIST E RISULTATI/ResultsFOTO/Photos – ISCRITTI/EntriesORARIO E AZZURRI IN GARALA SQUADRA ITALIANA/Italian TeamTV E STREAMING – TUTTE LE NOTIZIE/NewsLE PAGINE IAAF SUI MONDIALI

TEAM GUIDE CON SCHEDE DEGLI AZZURRI (PDF)

LE PRESENTAZIONI GARA PER GARA: SPRINT – MEZZOFONDOMARATONA E MARCIAOSTACOLI E MULTIPLE – SALTI– LANCI

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